Tutto questo per la precisione
Tassonomico, non nozionisticoArchivio per cattelan
Ancora su Cattelan
Avevo promesso al Signor Casedei una critica più attenta ai contenuti del suo articolo a proposito della mano di Cattelan in Piazza affari. Eccolo.
Prima di tutto non sono particolarmente convinto da alcuni giudizi molto superficiali che se non fanno di un’erba un fascio, poco ci manca. Affermare che “gli obiettivi ricercati del 99 per cento dell’arte contemporanea sono due: la disarmonia e la provocazione/profanazione.” O che “l’arte contemporanea è quasi sempre una forma di culto del brutto”, mi pare francamente un modo un po’ sbrigativo di guardare a tanti artisti che personalmente non conosco ma che nemmeno il Signor Casadei credo conosca così bene da poter distruggere con due righe. Non mi metto a stilare classifiche o a dare percentuali, ma non basta certo rifugiarsi dietro al “99%” o ai “quasi sempre” per poter dire di aver dato un giudizio equilibrato.
Ma veniamo a Cattelan. “ La bruttezza è la cifra stilistica delle cosiddette opere d’arte di Cattelan e soci.” Non posso dire che tutto quel che ho visto (solo in fotografia, lo ammetto) di Cattelan mi piaccia. Di alcune opere credo si possa dire tanto, ma non che siano brutte. La mano di Piazza affari, a mio parere, fa parte di queste.
“L’altro elemento immancabile è la provocazione e/o profanazione, di cui il patavino è sommo pontefice”. Delle opere citate da Casadei come esempi di “provocazione e/o profanazione” mi soffermo solo sull’Hitler inginocchiato. Sulle altre opere citate, mano a parte, francamente non ho maturato giudizi particolari, né in un senso né nell’altro.
Non ho compiuto nessun tipo di ricerca e non ho visto l’opera dal vero. E sono pure consapevole del fatto che quello che dirò è un mio pensiero che magari nulla ha a che vedere con le intenzioni di Cattelan. Ma è quello che a me ha fatto pensare l’opera, e che non mi permette di considerarla una provocazione gratuita, tantomeno una profanazione.
Cosa dist
urba in quest’opera? Che Hitler, incarnazione del male, preghi? Qualcuno di noi sa cosa passò per la sua testa pochi minuti prima di suicidarsi? E se avesse sinceramente chiesto perdono per tutti i suoi crimini ? E se Dio nella sua infinita bontà avesse deciso di perdonarlo? Beh, a me Him di Cattelan ha fatto pensare all’amore incondizionato di Dio per le sue creature, al suo amore gratuito per me che sono nulla. Insomma, per me quest’opera è stata molto di più “finestra sull’eterno” di decine di altre opere magari dichiaratamente “cattolicissime”.
Cattelan sì, Cattelan no.
Colpo di scena. Oggi mi prendo un po’ (non troppo) sul serio e vi dico la mia Cattelan. Lo so, lo so il vostro Bruce non capisce nulla di arte, ma da buon tuttologo ogni tanto deve pur esprimersi su temi inusuali. Come forse saprete, infuria
la polemica sulla mano di Cattelan (per me è una mano, non un dito) installata a Piazza Affari. Ho letto qua e là opinioni contrastanti. Commenti intelligenti di Giuseppe Frangi (qui, qui e qui) e commenti meno intelligenti di Rodolfo Casadei su Tempi.
Quello di Casadei mi pare un discorso un po’ scontato e infarcito di stereotipi triti e ritriti. Trovo bellissimo, da questo punto di vista, quel suo “Dunque io dovrei piegarmi alla volontà (presunta) della maggioranza ?” Giusto, pieghiamoci allora alla volontà della minoranza illuminata che detesta Cattelan e le sue opere. Sono abbastanza convinto che se domani Cattelan dovesse proporre di colorare di rosa il Duomo e mezza Milano gli saltasse in testa, il buon Casadei non avrebbe troppi problemi a piegarsi alla volontà della maggioranza. Ma tant’è… e comunque il nocciolo della questione non mi sembra essere chi debba decidere della “sbullonatura (proletaria)” della mano.
Tra le altre cose lo sproloquio di Casadei sul bello, e la conseguente critica alle opere di Cattelan, mi ha ricordato il rifiuto della prima versione del “San Matteo e l’angelo” di Caravaggio, quello che i preti di San Luigi dei Francesi rifiutarono perché, secondo il Bellori , « …quella figura non haveva decoro, né aspetto di santo, stando a sedere con le gambe incavalcate e co’ piedi rozzamente esposti al popolo. » Sì, sì, capisco che è un bel ardire accostare Bellori e Casadei, ma ogni epoca ha i critici del bello che si merita.
Anyway, credo sia troppo facile tacciare di nichilismo tutto quello che non si capisce (che sia un problema di orgoglio?) e rimango convinto che l’arte, e soprattutto quella contemporanea, non possa rimanere in balia della prima impressione (superficiale); quel “Me pias, me pias mia” , tipico, questo sì, dei “piccoli borghesi impigriti”.